mercoledì 22 novembre 2017

ANCORA SU CONSOB E MPS

Carlo Biancheri

L’audizione del  Direttore Generale della Consob dinanzi alla Commissione di inchiesta bicamerale sul caso MPS  fornisce uno spaccato impressionante dello stato della politica in questo povero Paese e fà riflettere sul seguito che continuano ad avere certi gruppi che esprimono il niente.
La premessa è che il ruolo della Consob, una delle due autorità di controllo sulla borsa in Europa che hanno competenza in materia di impugnativa dei bilanci, grazie alla preveggenza di Guido Rossi, il padre della legge istitutiva della Consob e suo primo presidente, nel caso MPS è consistito sostanzialmente nella valutazione dei bilanci – e del prospetto per l’offerta di titoli-  dell’istituto ed in particolare di uno strumento finanziario rivelatosi fraudolento.
La Consob ha ritenuto, in una prima fase, che lo strumento in questione non dovesse esser iscritto a bilancio come un derivato,applicando il principio contabile  internazionale IAS (ora IFRS) – detti principi in Italia (nella UE…) sono legge per le società quotate - in base al quale la sostanza prevale sulla forma e ciò comporta che si debba indagare sulle intenzioni reali dei contraenti un contratto per qualificarlo in un senso o nell’altro.
La Consob è addivenuta alla conclusione iniziale di non ritenere lo strumento in questione un derivato dopo aver chiesto lumi ,per il tramite dell’organismo italiano di contabilità, OIC, all’IFRIC l’organismo istituito per interpretare i principi contabili dallo IASB, organizzazione internazionale con sede a Londra, a dominanza anglosassone. L’IFRIC ha risposto che lo strumento in questione non dovesse automaticamente esser considerato un derivato, in quanto si doveva conoscere la reale intenzione dei contraenti nell’applicare il principio della substance over form e cioè il business purpose. Per inciso va detto che il sistema Italia è riuscito ad ottenere una risposta dall’IFRIC,in tempi ragionevoli,solo grazie al fatto che la Consob per moltissimi anni ha svolto un ruolo di primo piano nell’elaborazione dei principi contabili internazionali ed anche in sede europea.La Consob stessa ha coordinato a lungo gli europei nel processo di endorsement dei principi contabili internazionali, mediante l’elaborazione di commenti sul merito,in sede mondiale e cioè la IOSCO- International Oganization of Securities Commissions,ed il Direttore Generale Apponi ha svolto un compito assai rilevante al riguardo,tanto che in ambito europeo ha poi elaborato i principi di enforcement in materia contabile poi adottati dall’ESMA.
Tuttavia, la Consob ha imposto, ad abundantiam, che venisse rappresentato pro-forma l’impatto che avrebbe avuto in bilancio lo strumento in questione, qualora lo strumento finanziario fosse stato considerato un derivato piuttosto che un repo, assicurando così la corretta informativa al pubblico.
Successivamente, considerato il ruolo di Deutsche Bank ed i provvedimenti assunti dalla Bafin,  in relazione all’operazione in questione, la Consob ha chiesto la cooperazione internazionale alla Bafin stessa,che, in violazione delle norme europee – direttiva Transparency- si è rifiutata di fornire le informazioni in suo possesso,accampando un presunto divieto da parte della Costituzione tedesca;come noto alcuni sono più uguali degli altri... Per inciso va detto che secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia europea, il Trattato non è incompatibile con le Costituzioni degli Stati membri e, di conseguenza, anche la normativa comunitaria in vigore.La Consob ha poi ottenuto l’informazione,per il tramite dell’Autorità giudiziaria italiana che l’aveva ricevuta, nell’ambito degli accordi di assistenza giudiziaria.A quel punto la Consob scopre la frode perché di frode si trattava cioè di falso con tutto ciò che comporta in materia penale,incluso il reato di ostacolo alla vigilanza.In pratica il repo che portava guadagni rilevantissimi alla controparte di MPS era un derivato che doveva esser soggetto al fair value, la cui valutazione si sarebbe ripercossa,  naturalmente, sul conto economico, anche se MPS lo aveva sempre negato.
Questo l’assunto.
Le domande che hanno fatto seguito nel dibattito in Commissione al Direttore Apponi svelano la pochezza,l’incompetenza e la presunzione di molti parlamentari dell’opposizione che fà preoccupare grandemente sul futuro di questo povero paese, affidato a questa gente.
Incomincia uno della setta 5S che obietta che l’IFRIC nel suo parere afferma che la valutazione va fatta con ‘judgement’ che, per il poveretto, significa ‘severità’ (!) al che Apponi risponde che basta controllare Google per vedere qual è la traduzione! It is my judgement, è espressione corrente nel settore contabile e significa ovviamente ‘valutazione’ ma il tizio non ci voleva stare e riteneva con ciò di aver rinvenuto la prova provata del cattivo operare della Consob.
Interviene un altro che  pretende la documentazione relativa all’approvazione del prospetto informativo di MPS in Commissione – la documentazione era già stata consegnata…- e poi commenta:è stato approvato da due Commissari con il voto del Presidente che valeva doppio!A questo punto va chiesto dov’era il Parlamento  quando ha approvato il provvedimento del Governo Monti che riduceva a tre,in modo sciagurato, i Commissari della Consob e,in caso di parità, il voto del Presidente vale doppio!Per una volta il governo Renzi ha fatto la cosa giusta riportando a cinque membri i Commissari e il caso in questione lo prova.
Interviene un altro ,un veneto,che, con un italiano non certo corrispondente a quello del Foscolo, era interessato allo ‘scavalco’ nei rimborsi per le banche venete… mentre si parlava di MPS…
Un altro ancora si chiede come mai la Consob intervenga sempre dopo e non prima. I nostri venticinque lettori sanno benissimo che  una frode è una frode – così disse il presidente dello IASB,Sir  David Tweedie alla Consob dopo il caso Parmalat ma lo stesso vale per il caso Enron o Worldcom o quando la SEC soppresse l’Arthur Anderson…- e che è difficile sapere prima che uno con una pistola in tasca sparerà…Ma tant’è,la gente vuole che la protezione significhi che quando investi devi guadagnarci, sempre. Così avviene, anzi avveniva, nelle economie stataliste dove non c’è rischio né mercato.
Si può affidare la sorte di tutti noi a della gente che ragiona così?














lunedì 13 novembre 2017

CONSOB/BANCA d'ITALIA: la chiave del problema è nella "unsolicited assistance" (aiuto non richiesto)


Carlo Biancheri

Sulla vicenda della vigilanza delle banche venete, commissariate e poi cedute, sono stati scritti fiumi di inchiostro ed abbiamo ascoltato profluvi di parole, la maggior parte a sproposito, come ormai avviene di consueto nelle analisi che si vogliono documentate o nei proclami politici del paese di Pulcinella.
Ne trattiamo, soprattutto, per svelare non ai nostri venticinque lettori che già lo sanno, ma a chi  si aggiungesse a loro che l’opinione pubblica è spesso sviata da faziosi, incompetenti o manipolatori.
Abbiamo sentito fino alla noia nei programmi televisivi dei moralizzatori della sinistra dura e pura, segnatamente la Gabanelli, ribadire che, se ci fossero stati i famosi scenari probabilistici nell’informazione contenuta nel prospetto di offerta dei titoli emessi dalle banche fallite, i poveri risparmiatori non sarebbero stati tratti in inganno. Di più, Giannini di Repubblica ha scritto che,  a fronte della risposta della Consob, in base alla quale gli scenari non si potevano inserire, in ragione delle disposizioni comunitarie -va ricordato agli immemori che la legge nazionale non può contrastare con quella europea, pena la condanna da parte della Corte di Giustizia e financo la disapplicazione  della norma in contrasto  con il diritto comunitario da parte degli stessi giudici italiani, a seguito della giurisprudenza della Corte Costituzionale- seppure non fossero previsti dalla normativa UE, nulla vietava che potessero esser aggiunti al prospetto.
Premesso che quasi nessun investitore legge i prospetti e se li legge sarebbe utile verificare quel che ha capito, le cose non stanno affatto come  hanno sostenuto i due giornalisti, evidentemente “imboccati” da qualche quinta colonna che mal conosce la regolamentazione europea, in quanto, in virtù della cosiddetta procedura Lamfalussy che regge ormai la normativa europea nel settore finanziario e cioè:
primo livello (Regolamento o direttiva comunitaria) dove si stabiliscono i principi; 
seguono le norme applicative e cioè il secondo  livello, in base al quale le Autorità europee di settore, ESMA nella fattispecie, propongono alla Commissione europea le disposizioni applicative e la Commissione normalmente le adotta e tutte le norme di cui sopra sono giustiziabili dinanzi alla Corte di Giustizia, la Consob ha chiesto di inserire gli scenari, fondati su ipotesi controverse, che nessuno applica in sede internazionale - negli Stati Uniti la SEC lo consente, ma vuole che i collocatori dei titoli, cioè gli intermediari, siano corresponsabili con l’emittente i titoli di quanto descritto, col risultato che nessuno si sogna di prevederli nel prospetto, temendo una class action – ma è rimasta completamente isolata in ambito ESMA e, pertanto, la Commissione europea non li ha previsti nell’emanare le norme di livello 2.
Perché non si può aggiungere nulla al prospetto? Perché il prospetto vale per tutta Europa senza bisogno di approvazione ulteriore da parte di un’altra autorità competente e cioè gode del passaporto europeo. Se i cosiddetti “opinionisti”, ma soprattutto i parlamentari pentastellati o della Lega che si sono lanciati nel dibattito della Commissione  bicamerale sulle banche con una serie di castronerie, studiassero e si documentassero – sono pagati per questo…- prima di scrivere o di parlare, ne godrebbe il paese. Basterebbe che dessero un’occhiata al considerando 4 del Regolamento 2017/1129  sul prospetto di offerta pubblica (che non aggiunge nulla di nuovo sul punto alla precedente direttiva 2003/71/CE, ora abrogata) e che qui riportiamo: ”Approcci divergenti determinerebbero la frammentazione del mercato interno, in quanto gli emittenti, gli offerenti e le persone che chiedono l’ammissione alla negoziazione su un mercato regolamentato sarebbero sottoposti a norme diverse nei diversi Stati membri, il che potrebbe impedire che i prospetti approvati in uno Stato membro possano essere utilizzati negli altri Stati membri”. Bisogna essere Einstein per capirlo? E tant’è…
Nella Commissione bicamerale in questione naturalmente i parlamentari di quel gruppo, che non riusciamo a definire e che cresce nei sondaggi nel paese dei… , questo argomento lo hanno ripreso, con la conoscenza e l’equilibrio che li contraddistingue.
Ma c’è di più, uno del M5S,dal tono un novello Torquemada, voleva a tutti i costi mettere in crisi una della due Autorità di vigilanza e quindi ha chiesto in tono perentorio al Direttore Generale della Consob, Apponi, perché mai la Consob stessa non avesse chiesto il parere alla Banca d’Italia nel 2012 in occasione dell’emissione di obbligazioni subordinate da parte di una delle banche, essendo la richiesta di parere obbligatoria ai sensi del Testo Unico sugli intermediari finanziari… ”Perché non lo abbiamo autorizzato noi quel prospetto”. La risposta ha spiazzato il deputato evidentemente provvisto di una conoscenza amatoriale del settore ed infatti, non fidandosi della risposta e credendo di esser stato ingannato, ha ripetuto la domanda al Direttore della Vigilanza di Banca d’Italia Barbagallo, il quale non aveva elementi per rispondere.
L’incauto gridava ma non conosceva la normativa europea che nella direttiva 2003/71 CE all’art.2 m (ii) prevede appunto che per i titoli diversi dal capitale – come le obbligazioni subordinate in questione – ammessi a negoziazione od offerti al pubblico è consentito all’emittente di scegliere lo Stato membro dove l’Autorità competente approverà il prospetto, in quanto, trattandosi di titoli di debito, sono considerati meno rischiosi della partecipazione al capitale come sono le azioni; solitamente  lo Stato è il Lussemburgo che approva tutto in quattro e quattrotto. La stessa disposizione, peraltro, si ritrova nel Regolamento del 2017 al considerando 69. Ragazzi, una ripassata?
Che è successo nella vigilanza? Guido Carli vedeva nel ruolo di Consob e di Banca d’Italia in materia di vigilanza l’esemplificazione dell’aquila a due teste degli Asburgo. E questo sarebbe anche vero se  le due Autorità si parlassero… Ma le autorità che vigilano sulla stabilità sono troppo preoccupate di tutelare i correntisti, come è stato giustamente scritto da qualcuno, e se ne infischiano degli investitori se l’intermediario non fallisce. Forse negli Stati Uniti il Comptroller of Currency che fà la vigilanza sulle banche  - non è la Federal Reserve come comunemente si crede in Italia…- dà informazioni alla SEC che vigila sui mercati ed intermediari di borsa? Si, col contagocce…
O nello stesso Bafin, Single Regulator, ci si passa agevolmente l’informazione tra chi vigila sulla stabilità degli intermediari – pensiamo al caso Deutsche Bank ed ai suoi investimenti in derivati…-  con quelli che vigilano sui mercati finanziari? Abbiamo ragioni per non crederlo… Non parliamo della Banque de France e della AMF. Si tratta di preoccupazioni e di finalità diverse dei vigilanti che nei decenni non si è riusciti a riconciliare, anche perché chi non è del settore ignora che il quadro cambia in continuazione… ”Pensavamo di risolvere noi il problema …” ha dichiarato Barbagallo.
Per questa ragione, tra l’altro, i principi internazionali della IOSCO-International Organization of Securities Commissions con i quali il FMI valuta gli Stati periodicamente, sia per quanto attiene alla legislazione che alla prassi di vigilanza per verificarne l’adeguatezza ed il rischio sistemico, prevedono che tra le autorità di vigilanza del settore bancario e di quello del mercato borsistico, vi sia la cosiddetta “unsolicited assistance” oltreché tra Autorità omologhe, nazionali ed internazionali. L’assistenza consiste nel fatto che se un’autorità trova nel corso, ad esempio, di un’ispezione una violazione della normativa di competenza dell’altra Autorità la debba informare, anche senza esserne stata richiesta. Detto approccio è contenuto nel famoso protocollo di cooperazione in essere tra la Consob e la Banca d’Italia che evidentemente non ha funzionato perché la Consob è stata informata con grave ritardo circa le violazioni nel metodo di determinazione del prezzo delle azioni offerte al pubblico di una delle banche in questione. La unsolicited assistance è confluita, peraltro, nella normativa comunitaria del settore dei servizi finanziari.
Questo è l’arcano. Certo la Consob poteva essere maggiormente proactive, avendone i mezzi…, ma si sconta la mentalità delle consorterie di questo povero paese che certo non merita  - o forse sì…- di cadere nelle mani di un Grillo o del Cavaliere che ha così ben operato o del Salvini…




venerdì 3 novembre 2017

DUE PAROLE SUL VOTO IN SICILIA

Carlo Biancheri

Tra i nostri venticinque appassionati lettori non sappiamo se ci siano dei siciliani, se così fosse ad essi intendiamo rivolgerci perché ci è capitato di ascoltare per radio il comizio del candidato Cancelleri di 5S col pregiudicato Grillo.
Se i votanti affideranno la Sicilia a questo signore possono star certi che la situazione peggiorerà profondamente. La questione è tanto più allarmante perché quanto si adombra in Sicilia potrebbe avverarsi sul piano nazionale, grazie ad una sinistra incapace di assumersi responsabilità di governo.
Il Cancelleri ha sostenuto che  manderà in giro per il mondo funzionari a propagandare il turismo in Sicilia di modo che la regione diventi il luogo più turistico del mondo… Uhm… E dove andranno? A Sofia a casa Sicilia, per caso? Oppure in ciascuno degli Stati americani dove c’è una rappresentanza pagata dalla Regione? Per organizzare manifestazioni in loco con i carretti siciliani? Naturalmente disporrà di un nucleo di gente poliglotta assolutamente capace di confrontarsi sul piano internazionale, non vogliamo dubitarne ma a giudicare dai suoi compari di setta/partito ci sorge qualche dubbio…
Infatti, non vuole più chiudere la costosissima Rappresentanza della Sicilia a Bruxelles dove vuol mandare, per la metà del personale, funzionari che facciano lobbying con i parlamentari europei, per avere contratti ed opportunità di lavoro in Sicilia, e per l’altra metà, udite, udite  managers, parola magica passepartout che nella fattispecie vuol dire nulla. Cosa dirigeranno i poveretti a Bruxelles? E cosa c’entrano i parlamentari europei? Come noto, l’Italia a fatica riesce a far sentire la sua voce,  tenuto conto del peso specifico del paese, della sua scarsissima efficienza, ma i parlamentari europei, quando ci vanno…-bisognerebbe interrogare il Salvini sul punto…- non li vediamo benevolmente attenti ai desiderata di una regione dello Stivale, tanto più che nell’immaginario nordico  la zona è reputata esser marcata dal crimine organizzato e neppure dei minori... Quel che stupisce è che il Cancelleri sembri ignorare che non bastano i parlamentari europei ma ci vuole anche la maggioranza degli Stati membri che siedono in Consiglio e la benevolenza della Commissione, guardiana dei Trattati. La legislazione si approva così ed i Commissari adottano i provvedimenti esecutivi, lo sa il Cancelleri? Sembra di no, perché con i grillini i Trattati comunitari cambieranno! Come no… Arrivano loro e dicono a tutti gli altri che votano secondo le maggioranze ponderate del Consiglio: si cambia e come vogliamo noi… e tutti gli altri? Amen.
La sanità non va in Sicilia perché i migliori medici siciliani vanno al Nord. Cosa propone Cancelleri? Ci vuole un anno per fare una visita? Bene, la regione Sicilia, che vanta un debito di cinque miliardi di Euro, pagherà le strutture private per le visite. E così discorrendo…
Per fortuna che c’era il pregiudicato che ci ha assicurato che se uno compra un’auto elettrica ci guadagna e con l’energia elettrica che rivende  si ripaga il leasing della macchina. Il futuro del mondo sarà di posti come Dubai, una città meravigliosa –sarei più cauto e chiederei consiglio a chi ci vive…- multirazziale dove tutti guadagnano un sacco  – anche gli schiavi di Sri Lanka e quelli del Bangladesh o delle Filippine?-  perché è il tipico esempio in cui le risorse, quando si mettono, fruttano… Uhm… ma il pregiudicato lo sa che si produce petrolio da quella parti e che l’economia mondiale funziona ancora con quello? Parlava alle mucche e quindi la cosa era del tutto incomprensibile agli astanti, però per noi e per i siciliani compresi nei venticinque lettori, diciamo di fare attenzione!


giovedì 2 novembre 2017

CAMINANTE, NO HAY CAMINO




Carlo Biancheri e Rosa Elisa Giangoia


Caminante, no hay camino («Tu che cammini, non c’è cammino…»). Così recita la bellissima poesia di Antonio Machado che ben si attaglia al libro intervista di papa Francesco Adesso fate le vostre domande sulla cui copertina campeggia la foto del papa in cammino, appunto, come un puntino, visto dall’alto: verso dove? El camino es el andar («Il cammino è il camminare stesso»), continua Machado, «vedi le  orme se ti volti indietro ma son estelas (scie) en el mar ».
Questo papa dichiara di esser in cammino, in uscita verso le periferie del mondo, per cui all’inizio avevamo pensato alla Galilea delle genti… ma adesso ci sembra che sia un camminare in chemins qui ne mènent nulle part, in sentieri interrotti, dove il cammino è la meta. Vediamo perché.
Quando i contenuti filosofici e teologici sono incerti si centra tutto sul metodo, come faceva Cartesio e dietro a lui tutti appassionatamente, in particolare i fautori del pensiero critico che ci ha svegliati dal sonno dogmatico… Ebbene Cartesio parte dall’assunto, ispirandosi alle idee innate di Platone, che la definizione cristiana di Dio è universalmente innata, una reminiscenza…, mentre per lui la filosofia è una catena ininterrotta di conseguenze dimostrate e derivate da principi evidenti. Cambiate soltanto, non dico uno degli anelli, ma il loro posto e la catena cadrà in pezzi, sosteneva (Principes de la philosophie, Préface).
Quando il valore di una verità è inseparabile dal suo posto nell’ordine della deduzione, perché inquietarsi sulla sua origine? Così l’idea di Dio che è la chiave di volta del suo pensiero – l’idea di Dio giustifica anche la fondatezza dei principi della fisica…-  che però si vuole scientifico per cui, applicando tale metodo (scientifico), per i suoi seguaci diviene residuale l’idea stessa; si tratta, cioè, di un Dio nato morto in quanto è ridotto alla condizione di principio filosofico, in sintesi non “Colui che è”, come il Dio ebraico-cristiano, ma piuttosto l’”Autore della natura”.
In piena epoca deista, nella quale ancora viviamo, il Dio dei deisti, come lo descriveva John Dryden nel celebre poema Religio laici. Or a Layman’s Faith Background , era un Essere supremo, adorato universalmente, degno di lode e di preghiera, che poteva esser offeso dal crimine ma attendeva che gli uomini  si ravvedessero pentendosi. Questo Dio diventa con i deisti Voltaire e Rousseau, più superficiali, il grande orologiaio che fà funzionare gli ingranaggi del mondo… Non c’è più l’analogia dell’Essere e, quindi, resta solo il metodo, il cammino, e poi ognuno si sceglie il mito che desidera (v. ÈGilson, Dieu et la philosophie, Petrus a Stella, 2013).
Questo il contesto.
Che risposte dà Francesco?
L’operare vale di più della verità... intesa come enunciazione astratta. Ci permettiamo di notare che l’avversione all’astratto, corrente  nel nostro tempo, è del tutto infondata in quanto la nostra conoscenza avviene proprio per astrazione; vedendo uno con i capelli bianchi che cammina a fatica noi diciamo che questo è dovuto alla vecchiaia che è un termine astratto in quanto non esiste ‘vecchiaia’… e dell’astrazione non possiamo fare a meno, altrimenti finiamo come quei sofisti, di cui ci parla Socrate/Platone, che erano ridotti all’afasia. Diverso è l’abuso di costruzioni logiche che si impongono, per così dire al reale… che, comunque, richiede sempre di esser spiegato, interpretato: non funziona il ‘parla come magni’ ricorrente nelle trattorie romane di un tempo.
La Verità per noi è densa di conseguenze, perché può generare una coscienza erronea e ben lo sapevano i gesuiti che avevano inventato nel  Seicento la casistica, con tutte le degenerazioni che ciò ha determinato e che ha scatenato le ire, per noi  giustificate, di Pascal che li accusava di ‘situazionismo’ (ante litteram, va precisato…) e cioè un’azione anche intrinsecamente malvagia cambia di segno a seconda delle circostanze- tutt’altra fattispecie quella che menziona san Tommaso che ritiene non essere un omicidio fermare il pazzo che maneggia una spada -.
La Chiesa è poliedrica, sostiene il papa.
Forse noi non capiamo bene cosa significhi: che nella Chiesa ci siano tanti carismi ce lo spiega san Paolo e anche la pluralità di interpretazioni è giustificata nella misura in cui non diventa dicotomica e cioè: in Polonia si vive la fede in un modo ed in Germania in un altro oppure in Africa… L’uomo è sempre lo stesso? Oppure ciò che è violenza per l’uomo europeo non lo è per un africano e viceversa?
L’ecumenismo come lo descrive il Concilio è ben impostato perché non equivale all’irenismo.
Non c’è nessun debito politico (…) da pagare per doversi riconciliare in tutta fretta con Lutero fino a che i sacramenti da sette diventano due o tre e la Bibbia è interpretata singolarmente mentre la Tradizione è una fonte residuale; oppure se si sostiene che ci si salvi per sola fede perché è impossibile umanamente non peccare - ma sempre nella Lettera ai Romani sembra che la fede senza le opere sia morta - e soprattutto il pecca fortiter sed crede fortius contraddice molti Padri della Chiesa che sostengono che non si possa neppure dire ‘Cristo Signore’ quando il proprio cuore sia  prigioniero del peccato. La Grazia non consente di rispettare la Legge? Come si vede un orientamento un po’ alla Carlona: si sa che Carlo Magno aveva abbigliamento e atteggiamenti poco ricercati, per nulla regali, così come veniva...
Con la Chiesa ortodossa si richiama giustamente la  fraternità con Andrea, cioè con il Fanar, ma la questione del Filioque, sbrigativamente liquidata da molti  in quanto viene da quei barbari Visigoti della Spagna, trascura il fatto che, se la terza persona della Trinità proviene dal Padre e non anche dal Figlio, la Rivelazione non è conclusa, mentre la Costituzione Dei Verbum del Concilio Vaticano II al par. 4 dice espressamente che «non è da aspettarsi alcun’altra Rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo».
Non a caso nella Chiesa ortodossa ci sono i monaci idioritmi, tra cui gli staretz nella Chiesa russa, che si comportano come se avessero una Rivelazione diretta; un po’ come gli alumbrados che si aggiravano nella Castiglia del Cinquecento, condannati dalla Chiesa –anche Ignazio ebbe processi perché sospettato di aver aderito…
Il papa legge Bauman, abbiamo appreso, ma non troverà lì dei fondamenti dell’umano al di là dell’aspetto fattuale, comportamentale o sociologico che non dice nulla sulla qualità, sul valore.
Quello che manca, a nostro debol parere, come già anche in Benedetto XVI, esponente della scuola di Tubinga, è il presupposto ed il fondamento che non si esaurisce in una mera fenomenologia che porta dritto al fideismo o all’affettività che sono moneta corrente:la fede esperienziale…
Noi non abbiamo nessun complesso perché non temiamo, come san Tommaso, alla scuola di Aristotele – non ha per caso scritto il Commentario alla Metafisica?- più che di Platone, di cercare l’uomo (v. F.Calvo, Cercare l’uomo, Il Mulino, 2014),ed il suo fondamento che porta poi a formulare un’antropologia corretta.
Non sembra necessario che il papa si affanni dietro a troppe cose: la tutela del creato, la fame, la soppressione delle armi nucleari, il futuro dell’Europa…  Non ci sono risposte per tutto e questi problemi sono importantissimi come occasione profetica con la consapevolezza che la ricerca di soluzioni immediate e definitive è illusoria, perché, per un cristiano almeno, i problemi permarranno fino alla fine del mondo. Non c’è un’altra vita? Un tempo si faceva riferimento al ‘già e non ancora’…
Caminante, no hay camino… per un cristiano, invece, è il Maran hatà, Vieni Signore.

venerdì 20 ottobre 2017

VISCO / RENZI

Cosa ne pensi dell’affaire Renzi-Visco?
Bruno Esposito

Grazie per la domanda.
La difesa di Visco da parte della maggior parte dei giornali dell’establishment e di personalità così diverse, da Prodi a Napolitano, a Dini e a Monti  e di buona parte del Pd, la dice lunga sulla solidarietà della “fraternità”, diciamo così…, e sulla sensibilità per certi centri di potere intoccabili. La Banca d’Italia deve esser autonoma, secondo i principi internazionali adottati dal FMI, non solo perché fà parte di una rete di banche centrali che esercitano anche la funzione di controllo sul sistema bancario e lo regolamentano e, peraltro, siedono nel Consiglio della BCE, ma perché se dipende dal potere politico non può esercitare le proprie funzioni in modo indipendente. Ciò non significa che qualsiasi sprovveduto possa farne il presidente (già governatore). Visco, proveniente dall’ufficio studi, poi per lungo tempo distaccato all’OCSE, non è certo un esperto di vigilanza o di regolamentazione  e si è dimostrato un governatore senza bussola; soprattutto non ha messo mano alla supponenza, all’autoreferenzialità degli uffici che spesso fanno valutazioni profondamente errate, è parso timido con i forti ed imprudente con i “ladri di polli”. Far parte di un club non deve esser la garanzia di impunità quando si è inadeguati; purtroppo in questo paese è andata così fin dall’unità d’Italia, con qualche breve parentesi come quella di De Gasperi, dove nessuno paga. Pensate un po’ alla valanga di soldi pubblici buttati per coprire le perdite dell’IRI, ogni anno, per decenni… con i boiardi di Stato che ci sono tuttora ed infatti si manifestano in caso di attacco. Visco va sostituito eccome, perché la vigilanza è stata  carente, intempestiva e squilibrata, in certi casi, nella valutazione dei  crediti in sofferenza, imponendo requisiti patrimoniali che hanno determinato il commissariamento; sul piano internazionale, è caduto dal pero quando a Bruxelles hanno approvato una direttiva sul bail-in che penalizza solo gli italiani nel coinvolgimento dei depositanti. Soprattutto in Italia, infatti, si lasciano somme rilevanti in conto corrente senza investirle… Forse i depositanti, prima di aprire un conto corrente, dovrebbero mettersi a valutare la rischiosità della banca come si fà quando si acquista un’azione che è capitale di rischio? Questo è un errore concettuale gravissimo, sufficiente per dargli il ben servito per non essersi opposto efficacemente alla direttiva. Ciò detto, Renzi sbaglia anche quando ha ragione, perché è irritante nei modi come superbone, il personaggio dei fumetti che forse ha letto  troppo in gioventù a Rignano.

Carlo Biancheri