lunedì 19 febbraio 2018

IL COMANDARE NON È POSSIBILE A TUTTI




 Carlo Biancheri

Chi lo ha detto? Aristotele nella Grande Etica, II (B), 3: «Tutti ritengono di essere capaci di servirsi del comando, del potere, della ricchezza, però non hanno ragione nel pensare ciò» […]  «Se qualcuno si adirerà perché non comanda o perché nessuno lo lascia comandare,  gli si potrà rispondere:  ciò avviene perché tu non hai nell’anima nulla per cui tu possa comandare e governare» (Ibidem). 
Applichiamo quel che scrive Aristotele alla campagna elettorale in corso.
Non possiamo non pensare al giovine Di Maio che dà prova di aggressività immotivata, di impudenza politica nell’accusare gli altri per distogliere l’attenzione da un movimento alle prese con contraddizioni rilevanti, portatore del nulla, anzi della ricetta: uno vale uno e tutti possono governare  -senza averne le capacità, aggiungerebbe il nostro autore del IV sec. a. C. -. Si scoprono gli altarini ma loro restano, novelli catari, i perfetti,  perché hanno versato per il microcredito 23 milioni (pare…, a questo punto è il caso di aggiungere) a settemila aziende (cioè 3.000 Euro in media? E che aziende sono? Commercio ambulante?) e quindi i traditori della buona fede dei creduloni, si sa l’uomo è debole…, verranno cacciati o si autosospendono. Come spiegare al giovinotto che non cambia nulla perché, se eletti, possono andare a casa solo con un voto favorevole del Parlamento?
Il diavolo fà le pentole ma non i coperchi, recita la saggezza popolare e,  in effetti, dalla pentola sta uscendo di tutto. In primis, ricette politiche prive di senso, scopiazzate male, irrealizzabili che avrebbero solo un risultato gravissimo: porterebbero instabilità ed incertezza in un contesto internazionale difficile dove si gioca il futuro della prossima generazione e che richiede gente seria e preparata che non dica insensatezze ad ogni piè sospinto; Cottarelli ha fatto rilevare che il programma della setta  che prevede tra l’altro la riduzione del debito pubblico di quaranta punti (!) – come? con la patrimoniale?- suppone un PIL pari a quello della Cina… Se li tenga i suoi annunciati famosi tecnici di primissimo piano, alla ricerca di un posto al sole; noi almeno non li vogliamo. Coloro che intendono votarli sappiano che la loro vita quotidiana potrà peggiorare sensibilmente, come  hanno ben capito i romani che scelsero in massa  un’astuta donzella che sta danneggiando seriamente la città con le sue scelte stravaganti, nonostante le furbizie volte a girare la frittata in ogni occasione, o l’arte del dilazionare: non risponde alle lettere, così non si sa mai quel che pensa…  ma nel frattempo  la vita continua e Roma crolla (v. da ultimo la Balduina) o perde occasioni rilevanti, come ha spiegato bene il ministro Calenda. Nessuno risponde, nessuno paga per il cattivo operare, nessuno controlla.
Ma anche il Grasso, peso piuma in politica, non è da meno. Prodi non vota Pd ha dichiarato tronfiamente  – vota la coalizione…- e lui cosa propone? Il suo economista Fassina vuole ristrutturare il debito italiano e ciò è pura follia: l’Italia sarà come l’Equador, diceva Grillo, e loro che si vogliono alleare con il  movimento - come aveva già fatto il noto statista emiliano all’inizio della legislatura con scarso successo- ci porteranno senz’altro a questo risultato. Il solito Visco, esperto fiscale e uno dei loro, ci propone la sua ricetta keynesiana di aumento degli investimenti pubblici, omettendo di dire come farà col debito pubblico che crescerebbe in modo esponenziale con le sue proposte… Un gruppo nato per rabbia che avrà il solo merito di far perdere il Pd ammantandosi dietro le gloriose sorti del socialismo che non si è realizzato democraticamente da nessuna parte…
Berlusconi ed il circo Barnum degli alleati, dove troviamo gente contigua a Forza Nuova che inneggia a suprematisti, al fascismo ed è omogenea ai partiti neonazisti, oppure il noto Salvini criptoalleato del democratico Putin, in odore di voler destabilizzare l’Europa per contare qualcosa, visto che la sua economia con la corruzione  che c’è non decolla, che creerebbe problemi serissimi con la UE e confermerebbe l’idea corrente all’estero dell’Italia malata dell’Europa. Vuole uscire dall’Euro il Salvini con i suoi due economisti di rinomanza padana e balcanica e ci ritroveremmo con la liretta svalutata del 40%. Il noto cavaliere che ha così bene operato  –per le sue aziende?- fà promesse scoppiettanti, come di consueto, che porteranno a sicuri disatri. L’uomo politico che propone alla guida del carro, il Taiani, già giornalista a Il Tempo per la cronaca di Roma, avrà pure imparato i meccanismi di Bruxelles, ma qual è la sua visione politica del futuro dell’Italia? A cominciare dall’economia? La Confidustria ha fatto delle proposte e quantomeno ha delineato alcuni temi, mancano gli aspetti sociali, ma si dovrebbe discutere di quelli, invece le solite promesse del paese di Bengodi e le grida.
Noi non siamo sostenitori di Renzi, troppe scelte sbagliate e contiguità con la massoneria che in Italia si caratterizza con i suoi riti e la sua obbedienza da soldatini per essere la più gretta e la più stupida d’Europa, ma riteniamo che, per il bene del paese, Gentiloni sia la persona probabilmente meglio caratterizzata per continuare l’azione di un governo che quantomeno ha riavviato la crescita (inferiore di 0,2 punti percentuali rispetto alla Francia…) e ha consentito la indispensabile stabilità. Non ci saranno fuochi di artificio, ma sana routine e di questo abbiamo bisogno adesso.


martedì 13 febbraio 2018

LO STRIMINZITO PENSIERO DI GIORGIA MELONI




Rosa Elisa Giangoia




Se cinquant’anni fa si parlava di “fantasia al potere”, oggi stiamo precipitando nell’ignoranza al potere, come dimostrano le recenti esternazioni di Giorgia Meloni che, contando in una vittoria del centro-destra, già crede di poter fare e dire tutto quello che vuole, in primo luogo far fuori quanti non siano allineati sul suo striminzito-pensiero. Così la sedicente patriota ha iniziato già prima della sperata, ma non scontata vittoria, minacciando, tramite il responsabile della comunicazione di Fratelli d’Italia Federico Mollicone di licenziare il direttore del Museo Egizio di Torino Christian Greco, reo (solo nello striminzito pensiero della Meloni!) di aver fatto sconti d’ingresso al Museo ai parlanti arabo. Ma la striminzita-pensante non sa che questo, foss’anche lei (che non sia mai!) capo del governo non sarà mai in suo potere. Purtroppo non sa molte altre cose che Christian Greco, con molto garbo e pazienza, ha cercato di insegnarle, ma c’è da temere che non le abbia imparate... Prima di tutto la Meloni deve imparare che non si possono identificare gli arabofoni con gli islamici e quindi non ha nessun senso formulare un’accusa di cristianofobia, in quanto in Egitto vivono milioni di cristiani copti (che vorrebbe dire egiziani, ma anche questo dubito che la Meloni lo sappia) arabofoni, in diritto di avvicinarsi e di usufruire del patrimonio culturale delle proprie radici. Di fronte a questa spiegazione la poveretta dallo striminzito pensiero pensa di rincalzare la dose accusando il Museo (e quindi il suo direttore) di farsi bello nei confronti degli immigrati con soldi pubblici, dimostrando apertamente di non sapere che il Museo non prende un centesimo di contributi statali. E allora la povera patriota, dal pensiero sempre più striminzito, pensa di tirar fuori l’accusa di escludere gli italiani dagli incentivi economici alla visita al Museo, ma deve (o meglio avrebbe dovuto, perché gli ignoranti restano sempre arroccati sulle loro posizioni) ricredersi, in quanto il direttore Greco le elenca tutte le promozioni messe in atto: per i giovani, le coppie a San Valentino, le famiglie con un figlio con meno di un anno, i papà e le mamme nelle loro rispettive feste, fino ai possessori di biglietti di Trenitalia. A tutto questo c’è da aggiungere che la Giorgia patriota dallo striminzito pensiero ha dimostrato di non sapere che la collezione esposta non è patrimonio italiano, ma appartiene a Il Cairo e che quello di Torino è l’unico museo al mondo a cui non è stata fatta richiesta di restituzione. Ma per fronteggiare tutta questa sua ignoranza la povera patriota non ha saputo far altro che far diramare dal Mollicone un comunicato in cui si afferma che “una volta al governo Fratelli d’Italia realizzerà uno dei punti qualificanti del proprio programma culturale che prevede uno spoil system automatico al cambio del Ministro della Cultura per tutti i ruoli  di nomina, in modo da garantire la trasparenza e il merito, non l’appartenenza ideologica” (11/01/2018). (Di comportamenti su questa linea purtroppo ne abbia già visto un’avvisaglia a Genova con la destra al governo del Comune che ha cacciato da direttore del Premio Paganini il Maestro Lusi che ha diretto a lungo solo il Metropolitan di New York, per sostituirlo con il Maestro Acquaviva che ha diretto un paio di volte l’orchestra di Sanremo e di Vicenza e da qualche anno fa il direttore artistico del sempre più declinante Carlo Felice!). Ma, per quanto riguarda la Meloni, la questione è ancor peggio. Infatti lei, poverina, non sa che il Museo, dal 2004 e per trent’anni, è di gestione esclusiva della Fondazione Museo delle Antichità Egizie, e perciò i direttori se li nomina, o nel caso, li destituisce da sola. Di certo non si lascerà scappare una figura di alto profilo culturale e professionale come il prof. Greco che, già titolare della cattedra di Archeologia Funeraria Egizia a Leida, ha accettato di tornare in Italia per dare un aiuto in patria (lui sì vero patriota!) e sotto la cui gestione i visitatori sono di fatto raddoppiati, anche per il restyling che il Museo ha avuto con la crescita a 10.000 mq d’esposizione, con più di 3000 reperti esposti in una sistemazione moderna ed europea. Come se non bastasse la sedicente patriota è andata a tirar fuori che gli egiziani in tempi lontani erano stati invasi dagli arabi, con una dietrologia storica davvero striminzita, dimenticando che prima l’Egitto era stato conquistato da Alessandro Magno, poi dai Romani (di Cesare e Cleopatra non sa nulla?) con uno sfruttamento intensivo che aveva fatto della regione il granaio di Roma. E a questa sedicente patriota, che non conosce il funzionamento delle varie realtà pubbliche e ignora la storia, vogliamo affidare un Ministero? Magari quello della Difesa, con il rischio che pensi che le Guerre Puniche non sono ancora terminate... e ci porti in guerra con Cartagine (oggi Tunisi, per chi non lo sapesse!) per non essere di meno di Berlusconi con la Libia.
Tutta la vicenda è emblematica del fatto che in Italia oggi si scontrano due mondi, quello della cultura, dell’impegno professionale e della serietà e quello dell’improvvisazione, della faciloneria e della sopraffazione.





domenica 11 febbraio 2018

LE ELEZIONI: l'inverno del nostro scontento


Carlo Biancheri


Temiamo che nessun sole  sorga a York dopo il 4 marzo di quest’anno, mentre, come nel romanzo di Steinbeck che ne porta il titolo, il protagonista è sull’orlo del suicidio…
C’è scontento in quest’inverno anomalo in molta gente e le cause non sono riconducibili solo alla crisi economica e alla mancanza di lavoro, all’abbandono sociale, alla corruzione diffusa, alla persistenza della malavita, al timore dell’immigrazione che non si è in grado di integrare e, perciò, si percepisce come minaccia e non sempre a torto. Si direbbe che si tratta di un male di vivere diffuso anche perché non si crede in nulla di stabile. Aristotele diceva che le cose più antiche sono le più vere… ma, adesso, nel tempo della leggerezza dell’essere, tutto è soddisfazione personale –ci metto la faccia…- tutto è storicizzabile, perché gli sciocchi credono ancora alla baggianata di Hegel che vi sia un progresso nella Storia: si vede bene dal dibattito politico su temi rozzi, dalla violenza e dall’ignoranza diffuse che progresso ci sia… Non si costruisce nulla perché non si è in grado di trascendersi e cioè di dimenticarsi di sé. Tipico esempio sono quelli della setta 5S, nonostante che il faziosissimo Travaglio si affanni a sostenere sul suo ‘fatterello’ che sono sempre i migliori di tutti perché gli altri… Mal de todos, remedio de tontos, Travaglio…
Nei prossimi mesi ci saranno cambiamenti in Europa.
Bisognerà risolvere il problema della Brexit che è ad un punto di stallo anche perché gli inglesi hanno capito di aver compiuto un’idiozia ma non possono tornare indietro ,per ora, perché diffidenti degli altri e con notevole autostima. L’accoppiata franco-tedesca dovrebbe tentare un rilancio dell’Europa, ma non sarà facile per un paese, disorganizzato ed individualista come il nostro, tenere il passo e non subire scelte altrui che non saranno necessariamente benevole nei nostri confronti. Il federalismo europeo non è dietro l’angolo ed occorrerà farsi valere in modi diversi dall’improduttivo ‘sbattere i pugni sul tavolo’: ci si fà male alle mani... Si lavora, infatti, al completamento dell’unione bancaria che significa mutualizzazione della copertura di certi rischi tra le banche degli Stati membri della zona Euro e all’emissione di Eurobond. L’insidia per noi consiste nella richiesta di ponderare il rischio dei titoli di Stato detenuti dalle banche -è noto che quelle italiane ne hanno moltissimi in portafoglio- ai fini del calcolo dei requisiti patrimoniali, mentre sui prodotti derivati di banche tedeschi e francesi si lascia correre –sono investimenti…-. Se ciò avvenisse  si arriverebbe ad una sorta di ristrutturazione del debito italiano, come avvenuto in Grecia, con la conseguenza che il paese non ha più effettuato emissioni di titoli pubblici per anni… Non si fidano fuori d’Italia di moltissimi nostri uomini politici: pour cause dicono i francesi.
Del resto a chi pensiamo di affidare  il nostro futuro?  Ad un giovanottello che non sa niente, come Di Maio, senza studi e competenze, che dichiara che dovremo restare in Europa – nell’Euro non si sa…- ma non a queste condizioni? Quali altre… non è dato saperlo…  È in grado il giovanotto di raccogliere una maggioranza qualificata per cambiare i Trattati europei? Chi sono i suoi alleati? Farage, quello della Brexit con cui hanno costituito un gruppo in Parlamento europeo? E gli altri, per avere la maggioranza dei voti? Come vedete, l’improvvisazione, la chiacchiera ed il velleitarismo la fanno da padrone, e così tutti i loro candidati, gente comune che sarebbero il megafono di tutti, molti dei quali predicano bene ma razzolano male… Belle idee le loro, come quelle della Lombardi, candidata alla Regione Lazio, che non vuole stare vicina alla senatrice del suo gruppo che crede all’efficacia dei vaccini! La chiamano ‘faraona’ per via dei faraoni  o dei gallinacei? Non abbiamo capito…
Oppure il Cavaliere/Tutankamòn  che promette condoni per necessità  –l’avevamo già sentita…- flat tax incostituzionale, pensione  per tutti quanto prima e magari la colomba pasquale. Niente di serio.
Salvini si caratterizza da un linguaggio protervo e non di rado arrogante che ci fanno comprendere quanto si trovino a loro agio con lui gente come lo stragista  non pentito Traini. Programmi di respiro politico ed economico pari a zero, anzi la soppressione della legge Fornero non consentirebbe l’equilibrio dei conti Inps e quindi il pagamento delle pensioni. Il loro buongoverno dichiarato in certe regioni del Nord è di facciata, perché costi fissi come giustizia, difesa, sicurezza e strade sono a carico di tutta l’Italia, anche certi investimenti tra cui le famose autostrade deserte, volute da loro. Si vede bene come sono ascoltati fuori dal paesello quando protestano per l’assegnazione dell’EMA! Ci penserà il giudice olandese  a decidere… Salvini è cattolico, sostiene lui…, infatti vuole chiudere le moschee per difendere la religione, si intende... 
E qui emerge la crisi della Chiesa universale a gestione sudamericana e di quella italiana con troppi vescovi che sembrano gestori di Ong. Il Vangelo sine glossa si predica di rado e l’altra vita men che meno. In questo contesto non esaltante è chiaro che la frequenza domenicale si sia ridotta notevolmente(le statistiche, non si sa quanto attendibili, danno il 10% di italiani praticanti).
La Chiesa in passato, in un paese giovane e con popoli con storie diverse, aveva svolto, tra gli altri, un compito di cerniera, di formazione culturale, di coesione, ma adesso… sembra aver dimenticato la dottrina sociale nello smarrimento generale ed i cristiani non sanno più cosa siano persona e bene comune, perché si ispirano alla filosofia dell’esistenza o allo storicismo, quindi al nulla.
Noi gridiamo sui tetti che  attualmente con i  media non si trasmette alcun messaggio serio; per proporre e  per costruire ci vuole fatica, conoscenza e serietà, oltreché moralità. Non troviamo molti compagni di viaggio nell’offerta politica attuale, ma crediamo fermamente che, senza stabilità, il conto da pagare sarà molto più amaro di quel che pensano i begli spiriti, i furbi e gli incoscienti.
Nel frattempo, pensiamo al festival di Sanremo e alle sue orribili canzonette!



 

sabato 3 febbraio 2018

E ADESSO LA LEGA CHE FÀ?

Carlo Biancheri

Non basta dire che chi spara è un delinquente dopo che esponenti del partito hanno paragonato la on.le Kyenge ad una scimmia e dopo aver  aizzato gli animi con incursioni nei campi rom, insinuato che i migranti stiano in alberghi a cinque stelle a spese nostre e che rubino agli italiani il lavoro, cioè quello che gli italiani rifiutano (!), dopo periodici insulti razzisti resi noti dalla cronaca, salvo le scuse di rito, di esponenti di quell’agglomerato di cui  i giudici di Genova non riescono più a trovare i quarantotto milioni di Euro che erano in cassa al tempo dei diamanti e delle lauree in Albania della famiglia Bossi e che si sono evaporati...
Quando l’incultura si impanca a maestro predicando un giorno sì e l’altro pure che vengono prima gli italiani, non c’è da stupirsi che un loro esponente prenda la pistola e spari a persone, cioè esseri umani, per la precisione, quelli così definiti dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, per semplice odio.
Questo è l’aperitivo dell’esito di un programma politico che pretende di prendersi cura dell’interesse generale degli italiani con il risultato che è dinanzi agli occhi di tutti.
Cosa c’è da attendersi ancora per far capire a chi li vuole votare che la pagheranno, loro per primi, a carissimo prezzo ad affidarsi a questa gente?
Chi semina vento, raccoglie tempesta…

giovedì 1 febbraio 2018

LE ELEZIONI: RISCHIOSA COMMEDIA ALL'ITALIANA

Carlo Biancheri

Viviamo  un tempo di grandi cambiamenti di cui non ci accorgiamo quasi, abituati come siamo ad un mondo virtuale che attutisce ogni cosa.
Siamo sette miliardi e mezzo e in Europa, presa nel suo insieme, soltanto cinquecento milioni. La Cina copiava tutto dall’Occidente, mentre adesso è il paese del mondo che investe di più nella ricerca, quella più sofisticata. La Banca centrale cinese ha annunciato che d’ora in poi non avrà solo il dollaro come valuta di riferimento ma anche l’Euro, lo  Yen e la sua valuta nazionale, insomma un paniere di monete che  toglierà, nel tempo, la supremazia monetaria agli americani, considerate le dimensioni dei flussi finanziari originati in Cina.
Gli Stati Uniti non saranno in grado di bloccare l’internazionalizzazione del commercio e degli investimenti, qualsiasi cosa dica Trump; ne deriva che i paesi piccoli e i medi, per non essere travolti , debbono fare massa d’urto e cioè aggregarsi.
Troviamo tutto questo nella campagna elettorale italiana?
Veramente vediamo solo il Di Maio che si sposta a Londra insieme all’economista (di Pretoria? Nel Sud Africa di Zuma…) per rassicurare la City sulle sue intenzioni, nonostante che il viaggio a Londra sia un po’ demodé giacché c’è stata la Brexit e la City è in perdita di velocità. Come al solito fà un pasticcio perché nel suo inglese, appreso non si sa se a San Giovanni a Teduccio o San Giorgio a Cremano, è emerso che sia per la grande coalizione. Ma no…, contrordine compagni di setta, vuole solo un accordo sui temi e, se non c’è accordo, si vota di nuovo. Siamo esterrefatti, non per queste cialtronerie di velleitari, ma per gli sciagurati che pensano di far bene a votarli, cioè di affidare il nostro futuro a questi. L’esperto costituzionalista, cioè il Tominelli, già della guardia di finanza dove ha di certo  studiato con profitto, ci informa che bloccherà l’immigrazione o meglio i migranti economici e, a tal fine, vuole assumere diecimila laureati che velocizzeranno le procedure di rimpatrio! Evidentemente non conosce propriamente territori che vadano oltre la bassa bresciana. Lo sa che i migranti economici arrivano senza documenti? A quale Stato pensa di rivolgersi? Lo sa che nell’Africa sub-sahariana nelle zone rurali non c’è l’anagrafe? Ha mai avuto un dialogo (in quale lingua?), non con i responsabili di detti Stati, ma con dei semplici funzionari che dovrebbero esaminare le pratiche di rimpatrio di soggetti senza documenti? Lo sa che Il Bangladesh (e quanti altri Stati?) si rifiutano di riprendersi indietro i fuoriusciti? E allora, di che parla? Bisogna farsi valere in Europa, sostiene come il suo cripto-alleato, quel Salvini che non perde occasioni per esprimersi con contenuti perfettamente omogenei al fascismo di cui riconosce i meriti. E già… e come pensa di farlo? a pugni in faccia? Ha idea di come funzioni l’Europa? Glielo hanno spiegato i suoi compagni di setta che siedono in Parlamento europeo e che votano contro la revisione del Trattato di Dublino, approvato sciaguratamente dall’Italia col governo Berlusconi quando la Lega… sosteneva che andava benissimo che fosse l’Italia ad occuparsi degli immigrati? Del resto il Salvini non aveva cercato di sbarcare a Tunisi in motoscafo? Prima del viaggio con Razzi in Corea del Nord, la Svizzera…, ricordate? Quanto mendacio! Quel genio di Tommaso d’Aquino scrisse nel XIII secolo che chi non sa governare sé stesso non può governare neppure gli altri. E lui di governanti ne conosceva, giacché veniva da una famiglia feudale, con stretta parentela per parte di madre con l’Imperatore Federico II e, quando insegnava all’Università di Parigi, fu invitato alla mensa di re Luigi, il santo. La vita politica è al vertice della carità, perché è il bene comune, scriveva, e noi la  affidiamo all’anfitrione delle cene eleganti e alle sue ormai stagionate ‘ballerine’, oppure a gente che ci propone di uscire dall’Euro, sostenuta da economisti eterodossi alla ricerca di un posto al sole? Non si scherza con la vita della gente e non ci si affida a chi sa fare spot, aggredire gli altri  e basta.
Nella materia che conosciamo di più, e cioè i servizi finanziari, abbiamo letto nella relazione finale, anzi nelle relazioni della Commissione banche, delle idiozie madornali anche da parte della sinistra dura e pura che sembra  non sapere di cosa stia parlando, malgrado le imbeccate di qualche quinta colonna interna alle Autorità di vigilanza. C’erano i soliti della setta che volevano introdurre per legge i famosi scenari probabilistici che nessuno adotta : ma quando capiranno che non si può, perché prevale il diritto comunitario? Chi glielo spiega? Stiano attenti alle soffiate, perché certe materie, come quelle gestite da Consob, sono così ampie che coinvolgono mercato finanziario, diritto societario, principi contabili, trasparenza, reati come la violazione delle regole di mercato, tutela degli azionisti di minoranza, cooperazione internazionale ecc., ecc. Chi sa qualcosa in un settore non è esperto di un altro… bisognerebbe spiegarlo anche all’associazione di protezione dei consumatori che schiera Lannutti con i 5S…, altrimenti sbagliano tutti i colpi. La grande proposta è quella di attribuire l’ausilio della polizia giudiziaria alla Banca d’Italia e poi la Superprocura, al solito, Mandrake che vigila su tutto…- ci sarebbe da chiedere a quella di Milano come si è trovata quando è scoppiato il caso Parmalat… e come i magistrati ed i loro consulenti erano in grado di dipanare la matassa della frode…-. La polizia c’è già: è la guardia di finanza che è in ausilio a Banca d’Italia e Consob; forse si voleva dire che la Banca d’Italia deve poter chiedere il sequestro giudiziario di documenti, che è altra cosa…
È possibile che il dibattito pubblico non diventi serio? Molta responsabilità ce l’hanno i giornalisti televisivi di mediocre cultura che pensano che il loro ruolo sia quello di favorire la dialettica: una sciocchezza. L’opinione non equivale a verità, altrimenti bisognerebbe anche ascoltare le opinioni di chiunque in materia di fisica nucleare o magari di scie chimiche o sulla validità dei vaccini… ecc.
Vorremmo tanto un paese più adulto, ma paghiamo decenni di fole e di lassismo che ha consentito corruzione e menefreghismo diffuso,mancanza di rispetto per l’altro e assenza di speranza.