domenica 24 settembre 2017

UN PAESE A MAGGIORANZA DI BEOTI?


Carlo Biancheri


Chiediamo venia ai nostri venticinque lettori - per dirla con l’amato Manzoni – per l’intemerata che ci accingiamo a scrivere che non è certo rivolta a loro: i destinatari non ci leggono, intenti come sono a cercar paglia e fieno come i quadrupedi che ragliano e di cui molti sono affini, a giudicare dai comportamenti.
La Beozia è stata terra illustre al tempo della grandezza di Tebe ma poi i beoti, vivendo in campagna e dedicandosi ai lavori agricoli, erano considerati dagli Ateniesi, ricchi e colti, ottusi e stolti, anche a causa della loro avidità alimentare; da qui ogni cosa insulsa o sciocca  veniva detta beota. Tra i classici Luciano, in Giove tragedo (32) scrive: “ciò che hai detto è proprio rozzo e davvero beota”; Orazio, Epistole (2,1,24): ”l’avresti detto uno nato nell’aria pesante della Beozia”; Plutarco, Sul mangiar carne(995 c): ”i Beoti sono reputati dagli Attici bruti, stupidi e grassi, e questo per la grande voracità, perché a loro interessa più esercitare il corpo che curare l’anima”.
Se i sondaggi fossero veri, i seguaci del pregiudicato, comico in disarmo, sarebbero una massa di beoti o di intemperanti, come direbbe Aristotele, cioè imprudenti che ci trascinerebbero tutti in una situazione molto peggiore dell’attuale.
Il comico crede di esser spiritoso  a raccontarci che il Di Maio “incoronato” andrà ad incontrare l’Imperatore del Giappone o grandi capi di Stato: vede il mondo come una comica e quindi anche un aspirante ingegnere, poi divenuto in fretta aspirante avvocato e poi nulla…  che vada ad intrattenersi, di certo con un inglese perfetto comparato al suo italiano (!), con gente che di mestiere gestisce la cosa pubblica e gli equilibri internazionali: per dire cosa? Siamo nati dal nulla e siamo arrivati ad essere il primo partito… Siamo sempre in guardia e non viviamo serenamente fino a che non si applicano le soluzioni semplici che ci sono… e infatti a Roma abbiamo cambiato verso (!!) – nessuno ha mai spiegato al trentenne che non basta l’enunciato? Occorre anche la dimostrazione dell’assunto!- la Carta costituzionale va applicata non modificata (sì, incluso quel pasticcio di leggi concorrenti con le autonomie locali che richiedono una giurisprudenza costante della Corte costituzionale…; chi non ha studiato ignora che la Carta è frutto di compromessi, talora mal fatti, specie, nella seconda parte e anche il fondamento della Repubblica  sul lavoro, che vuol dire? Il diritto al lavoro? Come si fà? Forse viviamo con Alice nel paese delle meraviglie o in uno Stato ad economia centralizzata  da cui tutti cercano di uscire, tranne che a Cuba e in Corea del Nord e dove altro?). E poi come i Catari, i perfetti, che giudicano tutti gli altri: nelle istituzioni prima si dà l’esempio e poi si fanno le leggi, prima si agisce con disciplina e onore… Veramente questo si applica ai pubblici funzionari e non ai parlamentari, tanto per chiarezza di idee… ma lui come lo applica? Ricordiamo le smemoratezze e la trasparenza, pari a zero, in certi fatterelli. Lo scriviamo in latino sperando che comprenda: Medice, cura te ipsum
Eppure i sostenitori che noi associamo ai beoti mostrano una fede incrollabile in questa parodia di democrazia diretta anzi etero-diretta, giacché le decisioni sono assunte da uno e come lui non c’è nessuno, come dice la canzone… Del resto anche intellettualoni li hanno sostenuti a spada tratta: li ho votati perché erano anti-sistema! Caspita! Non è per caso una teoria ottocentesca del massone Hegel che la Storia proceda per fasi, descritte a tavolino…? Malgrado tutte le smentite storiche, ancora credono che si possa separare la pars destruens dalla pars construens? Non si sono accorti che i mezzi adoperati per instaurare il cambiamento pre-giudicano il fine?
Ma la plebe dei beoti ha anche le sue ragioni perché non si può dire che il sistema in cui viviamo sia equo, trasparente e giusto.
I partiti tendono ad essere auto-referenziali, molti dirigenti della Pubblica Amministrazione, le grandi aziende ed i capitani di industria sono nella gran parte membri di uno stesso Club o collegati: è così in tutto il mondo ma da noi c’è la più stupida ed ottusa di queste associazioni, incapace com’è di riconoscere nella maggior parte dei casi, il valore di chi non ne fà parte: cosa nostra… Come sempre nei gruppi ristretti, vanno avanti cretini e soldatini, cioè yes men, che fanno danni perché privi di iniziativa e di capacità: molto del blocco nel nostro paese è dovuto anche a questo fatto, unitamente al familismo.
I liberatori da questa situazione avversa non saranno certo i seguaci del comico in disarmo.
Sulla sindaca di Roma basti dire che il trasporto pubblico è a rischio di paralisi, il degrado della città ed il peggioramento costante è dichiarato da tutti e, se c’è un problema a lei imputabile, come la pubblica illuminazione e la guardiania per evitare, ad esempio, aggressioni, questa, al solito, svia ed invoca leggi speciali. Per lei la guida di Roma è un giocone: sinceramente credo di esser più preparato di lei ma non avrei mai avuto il coraggio di voler gestire una città di oltre tre milioni di abitanti, ridotta in queste condizioni…: non ne sarei stato in grado.
Quella di Torino, secondo una Cassandra giornalista, di scarsa cultura, che impazza in RAI, ha un avvenire politico. Come no? Dice niente un morto e oltre millecinquecento feriti per l’inerzia e l’incapacità del Comune, di cui è responsabile, in occasione di un pubblico evento? Se avesse responsabilità maggiori cosa dovremmo attenderci?
E poi Livorno dove il sindaco non è in nessun modo responsabile di quanto avvenuto: anzi è bene che il vescovo la pianti di criticare, pensi piuttosto alla cura delle anime; lo dice lui che se ne intende!
Quello di Bagheria… col cognato… e giù per li rami.
Ma per fortuna che c’è il Salvini: se pensano di fermarci sequestrando il frutto del nostro lavoro (i contributi pubblici ai partiti!) non ci riusciranno. Andassero – prego: vadano…- a sequestrare i soldi dei mafiosi. In questo prato (Pontida) c’è solo gente per bene... Allora diciamo al giovane, formatosi sui quiz televisivi, che il sequestro era perfettamente legittimo e che anzi la Lega aveva dirottato i soldi pubblici nei conti delle Leghe regionali… (per quale ragione?). Lo sa che esiste un’unica entità, il partito? Se chi aveva investito in diamanti i soldi pubblici o in investimenti in Tanzania era il tesoriere, unitamente al segretario pro-tempore cioè il Bossi, chi è venuto dopo non può dire come fà il Salvini: io che c’entro? Non sappiamo se i partiti abbiano personalità giuridica ma della stessa entità si tratta allorché c’è un danno ad essa imputabile, come nella fattispecie…
Questa gente ragiona in modo strano, come l’azzimato Zaia che  aveva deciso la proroga in Veneto, repubblica autonoma col proprio gonfalone (!), dell’obbligo di vaccinazione e che vuole maggiore autonomia, fermo restando che la difesa, le strade, la polizia, la magistratura, i porti, le infrastrutture, quelle le paga l’Italia…: botte piena e moglie ubriaca.
Perché non dà indietro i soldi di quello sconcio della pedemontana deserta voluta dalla Lega? Su quello si tace? E poi il referendum su l’Euro, che propongono anche i seguaci del comico? Non paghi di quel bel successo della Brexit  - dove gli inglesi dopo la svalutazione del 13% della sterlina e,  in predicato dell’abbassamento del rating del paese, perché, a detta del loro ministro dell’Economia, le prospettive non sono rosee, specie se non si resta all’interno del mercato interno europeo, in una soluzione del tipo Svizzera (complicatissima e parziale…), non vorrebbero più uscire ma non lo dicono e allora si inventano la lunga transizione… -  i suddetti vogliono ora che anche noi ci avventuriamo in territori dove la svalutazione sarebbe del 30% della moneta:  i soldi per ripagare il debito in scadenza li vanno a cercare loro…? Ah ma il governo ci andranno tecnici di prima grandezza: per ora abbiamo visto solo le terze file…
La conclusione è che i beoti italici sono assolutamente in linea con quel che ci racconta il Sacchetti nella novella CCXVI  tanti secoli fa: ”il maestro Alberto della Magna, giungendo ad un oste sul Po, gli fa un pesce di legno, con lo quale pigliare quanti pesci volea”…


venerdì 1 settembre 2017

UN PAPA ATTIVISTA?


Carlo Biancheri e Rosa Elisa Giangoia

Anche chi come noi, dopo il giovanile entusiasmo per il Concilio Vaticano II e la lunga attesa di una sua piena attuazione, ancora non avvenuta, ha salutato con speranza e soddisfazione l’elezione di questo papa che prometteva l’attenzione agli ultimi e la riforma della Chiesa, assolutamente necessaria, a distanza di quattro anni deve constatare che ci troviamo di fronte ad una situazione del tutto diversa rispetto alle attese, con molti aspetti che suscitano perplessità.
Abbiamo dovuto rilevare alcune nomine improvvide del papa stesso che hanno gettato cattiva luce sulla Chiesa, come quella di mons. Lucio Ángel Vallejo Balda e di Francesca Chaouqui al COSEA, finiti poi nelle mani della giustizia, di mons. Battista Ricca, per nulla esperto di economia, da direttore di Casa Santa Marta e della Casa del Clero a prelato dello IOR, carica da cui ha dovuto ben presto dimettersi essendo state divulgate notizie su suoi comportamenti omosessuali alla nunziatura di Montevideo, del cardinale Pell, nominato prefetto della Segreteria per l’Economia e costretto a sospendersi per correre in Australia a difendersi dalle accuse di pedofilia, del Presidente dell’Accademia della vita che invita sostenitori dell’aborto per il contenimento delle nascite a simposi scientifici. Si deve poi aggiungere la nomina di Arturo Sosa a generale dei gesuiti che avrà senz’altro avuto il placet del pontefice e di confratelli, amici suoi, come il nuovo responsabile  della Congregazione della dottrina della Fede.
A queste si aggiungono riforme non portate avanti, divisione e confusione nella Chiesa, gestione autocratica e per nulla collegiale, nomine di cardinali provenienti da regioni dove i cattolici sono un’infima minoranza, assegnazioni di vescovi nelle maggiori città italiane esperti più che altro di emarginazione ma senza l’esperienza,la cultura e la gravitas per mantenere unite grandi realtà: a Roma si aspetta ancora che il neo-vicario Angelo De Donatis batta un colpo, giacché la città lo ignora…
A lasciare perplessi è anche l’insistenza della predicazione di papa Francesco, improntata prevalentemente al conseguimento di  una giustizia sociale, più proclamata che spiegata, in cui riecheggiano temi di matrice marxista o ambientalista. Fà proprio il grido dei poveri, il diritto al cibo, quello alla conoscenza e ad essere informati dei procedimenti decisionali pubblici. A cui si aggiunge l’esaltazione del Tribunale internazionale per i crimini contro l’umanità.
Da questi e da altri elementi sembra delinearsi chiaramente il fatto che questo pontefice stia indirizzando l’operato della Chiesa Cattolica in un’attività volta ad un cambiamento della società dove la dimensione religiosa funge da sostegno. A conferma si possono citare i viaggi in Myanmar  (dove i buddisti non si convertono affatto…), in India (dove la minoranza cristiana è irrilevante e confinata nel Kerala), in Salvador con il preciso scopo della  canonizzazione di Romero, in Colombia dove avrebbe un ruolo importante come  mediatore politico.
Per i peccati come la corruzione e la mafia sembra non  esserci misericordia, bensì scomunica; anche Marx considerava il peccato individuale dei cristiani puro ‘moralismo’, in quanto prodotto dell’organizzazione sociale capitalistica che provoca l’alienazione, mentre per lui la vera colpa era l’opporsi alla liberazione del proletariato.
A differenza di quanto teorizzavano i marxisti e come hanno dimostrato i paesi in cui si è cercato di realizzare questa pseudo-ideologia ottocentesca, la Chiesa dovrebbe avere consapevolezza che non ci saranno soluzioni definitive, liberazioni messianiche, in questo tempo storico. Il Vangelo infatti dice: “i poveri li avete sempre con voi” (Mc  14,7; Gv 12,8). Questo ci dovrebbe far capire la nostra umana inadeguatezza a risolvere tutti i problemi del mondo, semmai bisogna trovare proposte che contengano e limitino il male, come insegna la dottrina sociale della Chiesa, e anche fornire conforto nelle sofferenze non solo materiali.
Si rileva una scarsa criticità nei confronti delle dittature di sinistra, specie in Sud America, mentre l’enfasi sui  cristiani perseguitati e martiri in molte regioni del mondo – insieme a tutti gli altri…- dovrebbe esser  maggiore.
È difficile capire il suo pensiero anche sui motivi per cui abbia assunto il nome di Francesco senza esser mai stato ad Assisi prima e non conoscendo le Fonti francescane che non cita mai: si ha l’impressione che Francesco sia stato inteso come un santo ‘schierato’, mentre in realtà non era affatto un pauperista. Il matrimonio con Madonna povertà faceva parte del cammino di “cristificazione”, cioè del cammino per divenire un altro Cristo, ‘il Signore poverello’, reso manifesto con  il dono delle stimmate a La Verna. Dante lo aveva capito molto chiaramente descrivendo i discepoli ‘scalzatisi’ che correvano dietro al santo… in fretta verso la Salvezza…(Par. XI 73-87).
Papa Francesco reputa che tutte le ideologie abbiano fatto il proprio tempo ma la Chiesa non può esser neutra di fronte a chi sostenga, ad esempio, che la persona umana possa esser conculcata in vista del benessere economico generale… o che la vita umana non vada protetta… Vuole anche lui sostituire la sociologia alla filosofia nel pensiero teologico, come il suo confratello Sosa? Lo sa che si tratta di scienza umana descrittiva, comportamentale che non spiega la ‘qualità’ e che non dà giudizi di valore? Nella sua predicazione emerge poco l’altra vita, la dimensione della Trascendenza e del mistero, scompare in una gioiosa macchina da guerra che dovrebbe favorire con ogni mezzo il progresso  e la giustizia sociale, in attesa dei quali non ci si deve lamentare, come recita il cartello sulla sua porta a Santa Marta.
Anche l’enciclica Laudato si’ suscita interrogativi. Infatti, se i richiami del Papa alla sobrietà (194-195) non vanno interpretati come una presa di posizione radicale contro la crescita ed il produttivismo, ma vadano visti piuttosto determinati da un’ottica di analisi terzomondista, sembra emergere una visione quasi ‘feticista’ del creato, in quanto l’enfasi sul passo del   Genesi  che lo affida interamente alla responsabilità dell’uomo - per cui è l’uomo stesso che deve individuare i criteri corretti per trasformarlo – è contenuta.
Nello stesso tempo sembra affermarsi  un generico irenismo nei confronti  delle altre confessioni cristiane, cioè un falso ecumenismo. In particolare tutta la “santificazione” di Lutero è un equivoco, in quanto la quasi totalità dei sacramenti viene meno nella Riforma, a favore di una assolutizzazione dell’interpretazione personale della Bibbia. Anche l’affermazione che ci si salva per sola fede contraddice  l’altra, secondo cui la fede senza le opere è morta. Quanto poi al pecca fortiter sed crede fortius è semplicemente un’idiozia, perché “chi bolle nel peccato” –espressione dei Padri - non riesce neppure a dire “Cristo Signore” –sempre secondo i Padri…- :occorre una metanoia, come esemplifica la parabola del figliol prodigo. E il Vangelo dice: “Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore» (Lc 12,34 e Mt 6,21), ad indicare che ciò che il cuore desidera è ciò che si cerca…
L’elezione di questo papa è forse la conseguenza di un modo di sentire del tempo che tenta di umanizzare il mistero per renderlo credibile: basti pensare al fatto che il generale dei gesuiti dichiara che il diavolo è un mito, che non c’era il registratore per le parole di Cristo e che quanto a giudicare cosa sia male…beh! è difficile dire – anche la violenza ad un inerme?-.
Nella Compagnia di Gesù troppe volte nella sua storia si è insinuata la tentazione di conquistare il mondo con i mezzi del mondo con tecniche astute, come chiaramente indica quell’ abstrahere non est mendacium, tanto che nella Leggenda del Grande Inquisitore ne I fratelli Karamazov, Dostoievskj, ora tanto citato dai nuovi  gesuiti, scrive che il cardinale che chiede a Cristo: «Perché sei tornato?» è gesuita, e non a caso.
I primi oratoriani, su impulso di san Filippo Neri, il santo della gioia lo definiva il massone Goethe, nelle Costituzioni imponevano che nelle quotidiane conferenze dell’Oratorio non si parlasse «magistralmente et al modo parisino (S. Ignazio voleva che lo stile dell’insegnamento e della predicazione fosse improntato a quello delle Università parigine, per questo i gesuiti venivano chiamati i ‘maestri parisini’), vodo di ogni grassezza».
Factis amplius quam verbis ostendat , secondo san Benedetto, è ciò che  deve caratterizzare l’abate (Regola, caput II); tutto si inquadra, come insegna Rudolf Otto, nel fatto che «il sacro è l’orizzonte in cui allo spirito umano si costituisce l’esperienza del male radicale, non i mala mundi ma il malum mundi», la premessa per quel salto nella fede di cui parla Kierkegaard.

Il papa di recente ha detto che bisogna tornare a pregare… quasi opponendo  all’agire quotidiano, ma per un cristiano senza la preghiera la fede cos’è?

giovedì 24 agosto 2017

LA MANTIDE RELIGIOSA

Carlo Biancheri


Benvenuto Lemmetti! Così la Raggi, tornata dalle vacanze in Corsica, saluta il quarto assessore al bilancio al Comune di Roma in un anno…
Non si era mai visto. Mentre Roma è in uno stato deplorevole: rami spezzati degli alberi nelle zone centrali, verde sporco ed abbandonato, raccolta dei rifiuti non smaltita, disastro nel trasporto pubblico, quartieri al buio, scelte insipienti e dittatoriali come il rifiuto delle Olimpiadi e la costruzione dello stadio, incapacità di gestire ogni minima emergenza, la setta, perché di questo si tratta, butta giù come birilli le sue stesse creature, come fà la mantide religiosa che si mangia i maschi con cui si accoppia. Un caso psicologico.
Nell’Italia giornalistica invece di informare si fà solitamente propaganda e questo movimento ha goduto del sostegno di una parte importante di gente con la coscienza ‘labile’ diciamo così…, tra cui molti intellettuali di professione –chi ama la cultura sa che si tratta di una contraddizione in termini perché chi si ritiene tale è un trombone – ma riferendoci ad incompetenti, animati da giustizialismo, che l’amato Manzoni nei tumulti di Milano avrebbe descritto come quelli che gridavano ’ammazza, ammazza’ tra la folla, in primis, il vecchio malvissuto con la ‘canizie vituperosa’, o dei Saint Just della bassa bresciana, divenuti, a furor di Parlamento…, rinomati costituzionalisti… malgrado l’appoggio di giornalisti ed intellettuali non ne azzeccano una.
Il fatto è che il barone di Munchausen faceva ridere ma questi  incidono con la loro supponenza ed impreparazione sulla nostra vita quotidiana.
La Chiesa nei periodi di crisi svolgeva un ruolo di supplenza ma i cattolici di professione nostrana, cioè quelli che ne ricavano una contropartita dal proclamarsi tali e che, da lungo tempo, ci sembra che abbiano smarrito il senso di quel che significhi esser credenti e cristiani, li hanno pure corteggiati e hanno ritenuto che, tutto sommato, le divergenze non sono poi tante, per quanto attiene alla Weltanshauung: frutto di crassa ignoranza. Nella Chiesa cattolica attuale non solo ci sono  quelli che la vorrebbero trasformare in Chiesa riformata, cioè libera interpretazione delle Scritture come insegna ‘san’ Lutero (…), ma anche gli immanentisti -non sappiamo se c’è un’altra vita… per cui comportiamoci bene in questa- o i neo-modernisti –il diavolo è un mito, la sociologia (Bauman?) deve sostituire il ruolo svolto dalla filosofia nella  teologia, cioè tutto è descrittivo e comportamentale – per cui certi vescovi che vogliono imitare  il papa, formatosi con i teologi della liberazione si lanciano in proclami politici: da ultimo, la burocrazia è uno sconcio!
Nel clero italiano sembra che molti  non conoscano né il pensiero cattolico, essendosi formati su teologi di matrice idealista o esperienziale, né tantomeno i problemi della vita civile.
Lo sconcio, questo sì, del terremoto in Italia centrale dove il 90% delle macerie giace come un anno fa, è dovuto più che altro ad un pasticcio di leggi;quelle nazionali sono concorrenti con quelle regionali che sono fatte da incapaci e creano un affastellamento ingestibile. Il regionalismo che è in Costituzione, panacea dei marxisti, a suo tempo, fautori della democrazia diretta e di molti intellettuali cattolici, è  stato realizzato con i piedi e così ora avremo anche il referendum lombardo-veneto (!) dove i cittadini vorranno più soldi per i loro territori, omettendo di considerare che la difesa, le strade, i porti, la sicurezza, la giustizia, le ferrovie non le pagano soltanto loro! Quest’ultimo aspetto lo avete letto sui giornali…?
Tante piccole repubbliche,  dirette da gente solitamente priva di un mestiere che approfitta della sua posizione non per servire il bene comune ma per far fortuna o per narcisismo. Se si studia seriamente la Storia è sempre stato così da noi e del resto Aristotele nell’Etica Nicomachea non dice forse  che quando un bene è di tutti nessuno se ne occupa?
Servire: non basta proclamarlo come fà la setta che ignora che la prassi sia un – non ‘il’…- criterio di verità –li riconoscerete dai frutti…- bisogna provare a farlo. Thomas Mann in Tonio Kroeger scrive che si paga una vita ad esser poeti e per ‘servire’ è lo stesso.






sabato 5 agosto 2017

LE PAROLE E LE COSE


                                                                                                               Carlo Biancheri

“Il principio dell’azione è il proponimento, mentre per il proponimento lo sono il desiderare e il ragionamento mirante ad uno scopo…; perciò il proponimento non può esistere senza intelletto e razionalità, né senza disposizione etica: per questo nell’azione non può esistere la buona condotta ed il suo contrario senza la razionalità ed il costume. La razionalità muove in quanto ha uno scopo… cioè è pratica. È  il principio dell’attività creatrice: chiunque crea, crea per qualche scopo e ciò che egli fa non è il fine in sé, bensì solo in relazione ad altro o a causa di altro.
Nell’ambito dell’agire invece la cosa è diversa: infatti la buona condotta è il fine e a ciò tende il desiderare.
Quindi il proponimento può dirsi o intelletto appetitivo o appetito razionale e questo principio è l’uomo…”. Così Aristotele nell’Etica dedicata a suo figlio Nicomaco, cap. VI, 2.
Noi viviamo in una temperie culturale in cui si sono smarrite queste verità elementari e non storicizzabili  grazie, anche,  a duecento anni di influenza massonica in cultura che ha imposto come dogma il pensiero critico del loro affiliato Kant, tributario di Cartesio, che mal conosceva Aristotele e che ha separato il soggetto dalle cose e dalla natura che diviene nel suo argomentare una tavolozza per il soggetto stesso. La sua gnoseologia piena di dogmi, veri atti di fede, e di a-priori condiziona il nostro quotidiano sopprimendo ogni oggettività e portando all’anomia cui assistiamo: Chemins qui ne mènent nulle part… Sentieri interrotti, appunto… per dirla con Heidegger che da lui discende. La filosofia che è ‘lo stupore per le cose’, sempre per Aristotele, non è il discorso da bar che il cosiddetto  ‘pensiero debole’ del Vattimo di turno vorrebbe farci credere, non senza successo transeunte, ma la conoscenza del reale e dell’uomo: altro che le scienze comportamentali che sono descrittive e fondate sul positivismo!
In cultura è come nelle classi sociali: le idee si diffondono dapprima nell’aristocrazia intellettuale, poi si divulgano ed infine arrivano agli utenti privi di strumenti critici. Così tante crisi dell’uomo contemporaneo che sia religioso o che sia ateo hanno la loro radice qui. Inconsapevolmente, anche in politica  non si è immuni da questi principi che sono alla base del nostro ragionare: parvus error in principio magnus in termino.
Se notate non c’è quasi mai la necessità di giustificare con argomenti un’affermazione che si giustifica da sé: molti dei politici che vediamo nella comunicazione contemporanea che è ridotta in pillole e gestita da  conduttori, normalmente all’oscuro del tema di cui si discute,  si limitano ad affermare o a dare giudizi di valore: buono/cattivo, ladri/onesti ecc. senza dimostrazione di quanto si afferma.
Bisogna esser proprio dei disperati a continuare a sostenere un movimento come quello del comico in disarmo e del padrone del motore di ricerca bucato, il cui padre si dedicava  a quel certo pianeta, modello di politica, di cui ha tanto scritto il fondatore di Scientology, quello della setta e degli alieni per intenderci.
Roma è allo sfascio e il Casaleggio nelle sue periodiche visite ci assicura che la sindaca Raggi è perfettamente autonoma e che ha il sostegno del movimento cioè il suo: un’affermazione senza dimostrazione del merito… La giovanetta che ha sostituito ben quattordici persone nelle posizioni apicali al Comune di Roma in un solo anno ora ha scelto, come assessore, una signora che non crede ai vaccini e che sostiene le cure naturali per il cancro:  quando verrà affidata la Sanità al Dr. Frankestein nel Comune di Roma?
Possibile che ci sia gente che creda ancora al  refrain della Raggi ‘stiamo lavorando’? Temiamo che se non piove, a settembre, Roma sarà senz’acqua e già si vedono le autobotti in certe parti della città… e lei cosa fa, va in vacanza?Possibile che in altri comuni votino questi soggetti che nella loro linea politica dividono in modo manicheo le persone in ladri ed onesti, salvo  scoprire che anche tra loro c’è chi ha dei comportamenti oscuri: che dire di un  presidente di commissione che dà istruzioni/consigli… al direttore generale di una controllata del Comune su chi promuovere o raccomanda un’azienda per la bigliettazione, in quanto innovativa? Non importa:ciò che conta è apparire non essere. E’ post-verità…
La democrazia diretta non è democrazia, è dittatura della maggioranza. Se la maggioranza decidesse di sopprimere sei milioni di ebrei o i clandestini presenti in Italia sarebbe giusto? Il quadro costituzionale per loro, nonostante i loro improbabili esperti, scienziati/finanzieri, si tira a seconda delle convenienze e neppure lo capiscono perché  sono assolutamente impreparati .
Ma… se tutto questo è vero, dove stanno i nostri interlocutori?





sabato 29 luglio 2017

AGGRESSIVI INCOMPETENTI E INDIFFERENTI A VERITA' E MENZOGNA


Carlo Biancheri

Chi ci legge avrà capito a chi ci riferiamo.
Il movimento/setta che ubbidisce ad un pregiudicato e al proprietario di un motore di ricerca non eletti si caratterizza con la capacità dei suoi adepti di sputare sentenze e di accusare perennemente gli altri, specie quando sono in discussione tematiche che, all’evidenza, non conoscono e che affrontano privi di ogni equilibrio e con un’arroganza che rasenta il ridicolo.
Abbiamo appreso oggi che la sindaca Raggi ha svolto, a detta di uno dei loro, una mediazione preziosa per il problema dell’acqua a Roma.
Quale mediazione? L’ACEA non è una società controllata dal Comune di Roma? E di chi è il compito di occuparsi dei servizi essenziali come l’acqua anche in un’emergenza come quella che stiamo attraversando? La giovin signora che, evidentemente, si nutre di pane e volpe, non ha mancato di scaricare su tutti gli altri la responsabilità di una proposta, quella del razionamento, che avrebbe reso Roma lo zimbello del mondo: un sistema che perde il 40% dell’acqua in rete e lei, dopo un anno di governo, che ha fatto per invertire la tendenza, con ACEA che produce e distribuisce utili…? La mediazione? Ma cosa deve mediare questa? Le Olimpiadi ha deciso di non farle senza chiedere il parere dei romani anche se potevano portare risorse finanziarie molto importanti alla città; Parigi  è stata felicissima del ritiro e si prepara a conquistarle: dice nulla?
Per la raccolta dei rifiuti, Roma è costantemente sull’orlo della crisi di nervi con l’inoltro della spazzatura in Germania e costi esorbitanti per gli utenti.
Sempre pronta a farsi riprendere dalle telecamere come nel periodico incendio della pineta di Castelfusano o in occasione del crollo della palazzina a Ponte Milvio: appare, si lamenta e non propone alcunché.
A Ponte Milvio, del resto, è bene che non torni perché i residenti non paiono ben disposti; infatti, dopo che aveva promesso di ‘non lasciar nessuno indietro’, ha emesso un’ordinanza come se vi fosse stato un abuso edilizio, intimando ai proprietari di abbattere a loro spese la palazzina stessa, cosa che è stata fatta… Un grande aiuto, senz’altro…
L’azienda dei trasporti ATAC, partecipata dal Comune al 100%, non riesce più a pagare gli stipendi e si fà rubare biglietti per centinaia di migliaia di Euro: undicimila dipendenti ma solo seimila autisti e conduttori … e gli altri ? Il Direttore generale,  scelto da loro qualche mese fa, si è dimesso – e non è il primo a farlo…-denunciando una situazione di interferenze e di opacità da parte degli stessi aspiranti ‘sanculotti’… Andiamo bene: lo slogan non era il bene comune?
Come  attori dilettanti sono sulla buona strada ma affidare a questi anche la guida di un condominio fà rabbrividire.
Chi li ha votati? Gli arrabbiati, gli incolti, la sinistra caviar e parolaia e gli esclusi, ma ora la situazione si fà seria perché se si continua così, altro che mancanza d’acqua ad agosto ed alberi che cascano sulla gente e sulle macchine, non si assicura neppure l’ordinaria amministrazione e non parliamo della viabilità e dei controlli inesistenti.
Roma non è mai stata in un simile stato di degrado: stiamo lavorando è la risposta… ma non si vede!
Potremmo continuare con lo stadio, il piano trasporti inesistente: constatiamo astuzia, velleitarismo ed incapacità.
Del resto a Torino non ci sono stati 1.500 feriti ed un morto in un pomeriggio per una partita nel salotto della città? Cos’è il fato avverso? Act of God?
Il nostro è un grido accorato ma  le persone sono ormai assuefatte ed abituate a vivere l’istante, indifferenti cioè senza speranza.